Come si ama quando si ama

Ritta sul letto ove giaccio supino,
scruta il mio corpo e mi lancia una sfida.

Mi metto seduto innanzi al suo fiore,
dai petali rosa e molle d’umori.
Le sfioro il pistillo in preda a tremori,
lievi e soffusi di magico odore.

Al tocco eccitante della carezza,
morbida e piena di fine lussuria,
la femmina vinta quasi da furia,
il corpo abbandona vivida ebbrezza.

Poso la bocca sul mio paradiso,
Fonte lasciva d’essenza vitale.
Suggo estasiato il succo primordiale
Da l’uniche labbra scevre di viso.

La lingua gioisce nella corolla,
quale ape flessuosa dentro il suo fiore.
Gusta e si sazia del caldo licore,
copioso e limpido come una polla.

Gli occhi straluna volgendoli al cielo
l’amica pervasa ormai di piacere.
Il ventre contrae continua a godere,
e cerca ed invoca il solido stelo.

Caduta in ginocchio, infila la lingua
nella mia bocca di lei insaporita.
Insieme l’accolgo al soffio di vita,
pregando che mai quel bacio s’estingua.

Mentre vezzeggio la rosa vermiglia,
il colle proclive a ludiche brame,
ella la mano conduce allo stame,
cui gesti elargisce di meraviglia.

I giuochi invogliano sino allo spasmo
i corpi imploranti l’ultimo abbraccio.
Alla mia femmina stretto m’allaccio,
smanioso di darle un rivo d’orgasmo.

L’adagio supina, il corpo allungato,
sì d’ammirarne le forme sinuose.
Lecco le gambe e le cosce formose,
sino a lambire l’incanto del prato.

Ella irrequieta si pone di lato,
e mi esibisce il grazioso sedere,
mirando ch’io possa davver vedere
la bruna peluria dell’incarnato.

La rosea fessura nella vallata,
emblema assoluto del godimento,
cagiona alla mente lo stordimento
di un cielo di stelle ammantato.

Dipingo di baci entrambi i fiorelli.
Poi dolcemente la prendo da tergo.
Le mani nervose a tempo convergo
Sui tremolanti e rigonfi gemelli.

Tuffo lo stelo nel nido rovente,
forgia suprema di gusti squisiti.
Più volte l’immergo e mille appetiti
rendono il guizzo viepiù travolgente.

Fuori di senno l’amata compagna,
freme di brividi e prega il suo cazzo.
Mi graffia la pelle ed io come pazzo
d’urti la copro chiamandola cagna.

Esige il fallo nel fiore rotondo.
Si pone prona e mi porge il pertugio.
Ai fianchi m’avvinghio immune da indugio,
e colmo di foga muovo l’affondo.

L’avido incontro tra umori viscosi
lega i due corpi in sembianza animale.
E dona esaltando l’atto carnale,
orgasmi furenti e libidinosi.

Toccando le vette del paradiso,
in ogni amplesso v’è ogni creatura.
Integra e libera nella natura
di dare a chi voglia un sano sorriso.

Published in: on 23/07/2017 at 18:08  Comments (3)  

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3 commentiLascia un commento

  1. Noto che avete dei tabù in tema di sesso!
    Mentre dentro di voi l’argomento vi eccita da morire: importante che non si sappia.

  2. Muito interessante

    • Grazie


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